Una brutta forma influenzale mi ha costretto a letto da giovedì sino a ieri. Solo per questo motivo non ho potuto partecipare ai lavori di Commissione e d’Aula in queste giornate così intense.
Oggi ho ripreso ed eccomi qui. Non vi nascondo il mio rammarico per il danno all’immagine che ho contribuito ad arrecare al nostro partito con la mia assenza, sia pur giustificata, in occasione del voto finale sul decreto che ha introdotto il c.d “scudo fiscale”.
Sarei, tuttavia, un ipocrita se sorvolassi su alcune dichiarazioni che ho letto in queste ore e che mi hanno
fatto riflettere sul cinismo che serpeggia tra noi e che vede protagonista soprattutto chi dovrebbe in qualche modo guidarci.
Nelle ore immediatamente successive al voto ho letto dichiarazioni del tipo: “provo vergogna”, “servono sanzioni severe” ed altre che sinceramente ho fatto fatica a comprendere. La vergogna questo partito non l’ha dichiarata quando suoi esponenti sono stati coinvolti in indagini di corruzione o per altri episodi inqualificabili dei quali, ahimè, sono piene le cronache. Non l’ha provata mercoledì scorso quando
tanti big con la loro assenza hanno contribuito a far bocciare la pregiudiziale di costituzionalità al medesimo provvedimento (io c’ero!). La prova invece quando un numero minore di suoi componenti, alcuni dei quali per malattia, altri per missione (e quindi autorizzati dal gruppo!!!!), non possono partecipare al voto finale.
A questo punto parlo di me: ho il 94% di presenze al voto e sono tra quelli che è presente alle attività d’Aula e di Commissione anche quando non è prevista alcuna votazione, come è normale che sia.
Devo quel 6% di assenze alla fase iniziale del mio mandato quando ero anche consigliere comunale della mia città: Bari. In questo primo anno e mezzo ho svolto anche l’attività di segretario provinciale ma, ciononostante non ho fatto mai mancare il mio contributo e la mia presenza in aula.
Sono stato anch’io capogruppo, sebbene di una piccola istituzione qual’é il Comune di
Bari: talvolta sono stato severo, in privato, con i componenti del mio gruppo
ma, in pubblico, li ho sempre difesi soprattutto quando c’erano momenti difficili da superare nella vita politico-amministrativa!
Mi sento profondamente turbato dalla parola “vergogna”, parola che non solo mi ha
profondamente ferito ma che credo abbia contribuito ad alimentare un clima di
linciaggio morale (per fortuna compensato da tante attestazioni di stima
pervenutemi in queste ore per il lavoro che ogni giorno svolgo).
Io credo che sia stata percorsa una strada sbagliata sul modello del
qualunquismo “dipietrista”: un modo sbrigativo di ridurre la politica ad
immagini positive e negative a seconda della convenienza e che si foraggia di
dichiarazioni e di attacchi irresponsabili sino a colpire persino il Capo dello
Stato. Anche questo determina, a mio modesto avviso, un profondo senso di
sfiducia dei cittadini per le nostre istituzioni.
La mia non è una difesa dell’assenza ma della dignità del lavoro delle persone.
Essa esiste sia se l’assente si chiami Fassino, Franceschini, Letta o d’Alema sia se si chiami
Ginefra, Codurelli, Madia o Mastromauro.
Mi permetto di osservare che la “battaglia delle battaglie”, quella sul c.d. scudo fiscale, non è stata
preceduta neanche da una riunione di gruppo e che componenti del direttivo riferiscono che la strategia iniziale non appariva così ferma nei primi giorni della settimana.
Lo ribadisco: la mia famiglia mi ha insegnato ad essere sempre ligio ai doveri e se le condizioni fisiche me lo avessero consentito avrei partecipato anche con 40 di febbre. Ci sono indisposizioni, però, che non
consentono gli spostamenti e la mia era di tal tipo.
I miei colleghi che erano presenti hanno tutte le ragioni per essere irritati, così come le ho avute io nel
94% delle sedute alle quali ho partecipato e qualcuno tra loro non era presente.
Non per questo mi son vergognato di loro perchè ero certo che ogni assenza era
determinata da altri impegni istituzionali o da imprevisti e non dalla volontà di disertare.
Ribadisco: ho la sensazione che alcune dichiarazioni siano state rese per spostare l’asse della discussione e trovare delle vittime sacrificali da sottoporre al pubblico ludibrio (non capirei altrimenti la generalizzazione
che ha colpito anche chi, come me, era assente per motivi di salute!).
Tale scelta credo abbia contribuito ad alimentare questo clima di barbarie creando
un danno non solo a noi assenti, ma al partito tutto.
Vi rinnovo le mie scuse perchè gli assenti hanno ad ogni modo sempre torto. Lo faccio pubblicamente e senza infingimenti consapevole che questa è e resterà una macchia indelebile nella mia vita.
Chiedo però un sincero esame di coscienza a tutti, a partire da coloro che hanno avuto bisogno di ricorrere alla vecchia pratica del capro espiatorio per sentirsi sollevati da ogni altra responsabilità.
Con affetto
Dario
2 Commenti fino ad ora
scuse ben fatte (forse studiate a tavolino?) ma il mio voto ormai è perso, non vi voto più!
Ciao Dario ma è vero quello che scrivono su http://www.riberaonline.blogspot.com/
che ti riporto di seguito:
Gennaio 2009: Il Pd salva Cosentino. Ecco i nomi dei parlamentari.
Nel gennaio 2009 la Camera respinse una mozione che chiedeva le dimissioni del sottosegretario accusato di fiancheggiare il clan camorristico dei “Casalesi”. La bocciatura fu dovuta al comportamento di una nutrita pattuglia di parlamentari del Pd: astensioni, uscite dall’aula, assenze e voto contrario. Se il Pd avesse votato in modo compatto la mozione sarebbe passata a causa delle assenze nel Pdl.
Ecco i nomi dei parlamentari del Pd che hanno salvato Cosentino:
Hanno votato contro: Capano e Sposetti.
Si sono astenuti: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti, Zunino
Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula: Tenaglia, Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzillotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini, Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.
Erano assenti: Veltroni, Bersani, Colaninno, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.
Risultavano “in missione”: Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.
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