Questa mattina l’on. Dario Ginefra si è recato presso il C.I.E. di Bari. Oggetto della visita la verifica dello stato di avanzamento dei lavori di manutenzione richiesti al Prefetto lo scorso otto dicembre, nonché la condizione in cui versano gli occupanti del Centro barese, in particolare gli immigrati provenienti da Rosarno.

Al termine del sopralluogo, l’on. del PD ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“I lavori svolti nel corso di queste settimane non hanno assolutamente risolto i problemi che avevo riscontrato nel sopralluogo  dell’otto dicembre scorso e in quello successivo effettuato i primi di gennaiO, all’indomani degli accadimenti di Rosarno. Nonostante l’attenzione che la Prefettura ha dato alle mie segnalazioni, gli interventi di manutenzione realizzati appaiono insufficienti ad assicurare agli ospiti del Centro  idonee condizioni igienico-sanitarie.

Emergono in modo macroscopico i limiti di realizzazione di strutture concepite per un breve fermo degli immigrati irregolari e che, all’indomani dell’approvazione del “pacchetto sicurezza”, si sono trasformate in vere e proprie carceri. L’esasperazione di persone costrette ad un vero stato di reclusione porta a continui danneggiamenti di una struttura che è peraltro sempre al limite della capienza. Quest’oggi l’atmosfera era più serena grazie anche al lavoro che con professionalità sta svolgendo sia il personale civile che quello militare. Tuttavia come emerge sia dalla testimonianza della psicologa che dalla relazione degli stessi NAS (che hanno effettuato accertamenti nelle scorse settimane),  il novellato testo della legge che ha prolungato  a 180 giorni il numero massimo di permanenza nei centri per l’effettuazione delle procedure di identificazione propedeutiche alla espulsione, ha gravemente influenzato le condizioni psicologiche  degli immigrati detenuti. Questi ricorrono sempre più spesso  a episodi di autolesionismo e danneggiamenti della struttura.  Ho potuto incontrare, inoltre, alcuni immigrati coinvolti nei fatti di Rosarno. Molti di essi hanno deciso di collaborare con l’autorità giudiziaria per l’identificazione dei responsabili dello sfruttamento nei campi di lavoro calabresi. Mi auguro che questi, una volta ascoltati dall’autorità giudiziaria e riscontate le loro versioni , possano fruire delle misure previste dall’art.18 del Testo unico sull’immigrazione che consente il rilascio in questa fattispecie di un particolare permesso di soggiorno. Nel CIE di Bari sono al momento fermati altri ragazzi picchiati a Rosarno. Chiederò al Ministro Maroni, in un’interrogazione che presenterò lunedì, di spiegare perché ad essi non sia stato riconosciuto lo speciale permesso di soggiorno così come lo stesso Ministro si impegno a fare nel corso della sua comunicazione alla Camera. Infine altri, soprattutto di provenienza ghanese e del Burkina Faso, hanno richiesto il riconoscimento dello status di rifugiati politici. Un’ultima notazione in merito alla gestione del centro: l’organizzazione che lo gestisce riceve con ritardi sistematici le risorse previste nel contratto con il Ministero, pertanto le decine di unità che operano nel CIE di Bari prestano  il proprio servizio  nonostante tale disagio causato dalla burocrazia ministeriale. Tutto ciò è inaccettabile se si considera il delicato lavoro che questi operatori sono chiamati a svolgere. Ho riscontrato da ultimo sulle pareti della sala tv del Modulo 1 due svastiche, opera di alcuni ospiti del Centro. Ho chiesto subito che vengano cancellate anche se immagino che la loro realizzazione non attesti alcuna apologia del nazismo quanto piuttosto la denuncia di una legge assurda razzista.